Metodo formativo

 

 

Perchè è importante portare l’Antropologia nelle scuole?

 

Solitamente una disciplina si definisce a partire dal suo oggetto di studio, ma nel caso dell’antropologia questo passaggio risulta particolarmente difficoltoso: potremmo dire che l’antropologia è lo studio dell’Altro, inserito all’interno di una società o un gruppo. È proprio grazie all’Altro però che riusciamo a definire e comprendere meglio noi stessi. Un tempo quello dell’antropologo era un mestiere bizzarro, uomini e donne (poche) corraggiose che andavano in posti lontani e difficili, rinunciando alle proprie comodità, per cogliere il  punto di vista dei cosiddetti “nativi”, studiarne la cultura, la tradizione, i rituali, il sistema politico, sociale e così via… Da sempre dunque gli altropologi si sono sforzati di capire individui e popoli diversi da loro, in questa tensione empatica caratterizzata dalla sospensione del giudizio e, soprattutto, dalla de-costruzione del pre-giudizio. Questo sforzo riflessivo e questa mentalità interculturale sono fondamentali ancora oggi, perchè – lo sappiamo – l’idea che esistano culture “pure”, chiuse in sè stesse e impermeabili al contatto e al cambiamento, è un mito che ha ormai mostrato abbondantemente tutti i suoi limiti.

In un mondo, una società liquida, caratterizzata dal pluralismo e in continuo cambiamento, in una costante tensione verso chi è diverso da noi, occorre una “forma mentis” adatta ad affrontare tutta la complessità del reale, con un atteggiamento di apertura, di tolleranza, di messa in discussione, di spiazzamento della retorica, di esercizio dell’autonomia critica. In questo senso il gravoso compito dei docenti di oggi è quello di fornire agli alunni tutti quegli strumenti che gli consentiranno di affrontare la complessità e imprevedibilità della società contemporanea, ovvero: autonomia di pensiero, consapevolezza, senso critico e capacità di usare le conoscenze per interpretare e affrontare la realtà.

 

                       Acrostico fatto da una docente durante una mia formazione

 

 

 

Cosa hanno in comune Antropologia e Ironia (-auto-ironia)?

L’antropologia trova nell’ironia un importante alleato per la promozione dell’esercizio dell’autonomia critica e per l’affermazione dell’agire democratico sia all’interno che all’esterno della classe.

L’ironia e l’antropologia hanno quindi in comune una tendenza a sollevare dubbi, a mettere in discussione tutto, anche sé stesse, ad assumere un atteggiamento di distacco, il famoso “sguardo da lontano” in grado di cogliere punti di vista differenti.

Per capirlo nelle formazioni parlemo di:

Già da Socrate l’ironia era infatti considerata un elemento chiave per lo sviluppo formativo, inteso come un processo dialettico che prende vita attraverso l’arte maieutica, mediante la quale l’educatore, il maestro o il saggio, mette prima di tutto in discussione sé stesso e le proprie “certezze”, smascherandone l’inconsistenza attraverso la famosa frase “so di non sapere”, e invitando i propri allievi a fare altrettanto. L’ironia è per alcuni “la forma elegante del pensiero critico”, in grado di demolire ogni pregiudizio e stereotipo, ma anche ogni forma di assolutismo o dominio.

Per questi motivi e molti altri che scopriremo insieme, nelle mie formazioni mi avvalgo dell’ironia, intesa come una potente forza pedagogica e formativa, in grado di incidire nel processo di acquisizione delle life skills e di determinare miglioramenti anche sul piano pedagogico-didattico.

Le mie sono formazioni laboratoriali, fortemente innovative, che valorizzano la didattica attiva e alternano una parte pratica caratterizzata da esercitazioni in gruppo, giochi di ruolo, brainstorming e attività che prevodo l’utilizzo di schede didattiche o  materiali che possono poi essere ri-utilizzati in classe. Il laboratorio è qui inteso come un concetto, un’idea, un metodo, è in tal senso vengono concepiti e si sviluppano tutti i miei corsi.