Pillole di antropologia

Il chicanismo, tra memoria e pratica sociale

By on 16/06/2020

“Yo no creo que el movimiento chicano se terminó, la gente que partecipó al movimiento es la misma de hoy pero ahora estamos haciendo otras cosas, no estamos en la calle, estamos en la escuela, en las instituciones, en las fondaciones para las mujeres, ahora tenemos más conciencia de las injusticias de los trabajadores, de los inmigrantes y de todos. Entonces, yo no creo que el Movimiento está muerto, es solamente cambiado. Y si nada más lo vivo en mi solamente![1]

[1] Brano tratto dall’intervista a Yolanda Lopéz, Agosto 2007.

 

Yolanda Lopez | UCSB Library

 

Inizio delle migrazioni tra Messico e Stati Uniti

A partire dal 1848, anno del famoso trattato di Guadalupe-Hidalgo, ebbe inizio un incessante flusso migratorio che stabilì uno stretto rapporto di interdipendenza tra il Messico e gli Stati Uniti d’America. Dopo la vittoria statunitense (Guerra messicano – statunitense 1846-48) il Messico fu costretto a cedere agli Usa gran parte del suo territorio: Texas, California, Nuovo Messico, la maggior parte dell’Arizona, una cospicua parte del Nevada, Utah e Colorado, e una parte del Wyoming. Tutto questo segnerà indirettamente il destino di circa 100.000 messicani, i quali si trovarono improvvisamente a vivere all’interno di nuovi confini. Si cercò, almeno formalmente, di garantire loro gli stessi diritti di cui godevano gli altri cittadini statunitensi, ma nella realtà quotidiana queste rimasero soltanto delle buone intenzioni impresse sulla carta. La nuova popolazione messicano-americana diverrà, infatti, ben presto una minoranza etnica spesso vittima di discriminazioni e sfruttamento. Questi individui, ai quali era stata cucita addosso una nuova cittadinanza, continuarono a sentirsi in qualche modo messicani, vista anche la vicinanza con il paese nativo. La popolazione messicana che si trovò a vivere dall’altro lato della frontiera, riuscì dunque a conservare i propri tratti culturali, la propria lingua e anche tutta quella rete di relazioni familiari, sociali ed economiche che la legava alla propria terra d’origine; in altre parole: una identità originaria. Inoltre la vicinanza fisico-spaziale tra Messico e Stati Uniti facilitò i contatti e i flussi migratori tra i due territori, dando origine a quel complesso fenomeno politico, culturale e sociale che prende il nome di “border crossing”[1].

https://thesalsacollective.wordpress.com/2014/03/02/chicano-primero/

La cultura mestiza

Si originò così una cultura ibrida nella quale ciascun soggetto coinvolto si trova contemporaneamente fuori e dentro il margine, all’interno di quell’interstizio che divide e, nel medesimo tempo, unisce questi due mondi estremamente diversi tra loro. L’essere per così dire nel mezzo, ha consentito ai chicani di reinventare sé stessi, di dar luogo ad un’immagine di sé inedita, la cui peculiarità risiede proprio nel fatto di incorporare una molteplicità di significati. Questa eterogeneità culturale non va però intesa come un limite, bensì come una ricchezza che ha permesso a questi individui di ritagliarsi un proprio spazio di riconoscimento all’interno della società statunitense.

Sappiamo, infatti, che il discorso sui confini comporta necessariamente una riflessione sulle questioni identitarie, poiché sono proprio i confini – veri o presunti che siano – a segnare una linea di demarcazione tra noi e gli altri. Solo così gli esseri umani definiscono sé stessi in relazione a coloro che percepiscono come diversi e lontani.

Nuova identità, nuova consapevolezza

È all’interno di questa soglia che nasce un nuovo tipo di consapevolezza identitaria, una coscienza aliena (Anzaldúa, 1987) che, nonostante le sue contraddizioni, permette al soggetto di guardare al mondo esterno e alla società dominante con una visione più ampia e articolata. L’identità chicana emerge, al pari di ogni altra identità, come una vera e propria invenzione, come una costruzione culturale frutto di compromessi, rinunce, negoziazioni che coinvolgono l’individuo fin dalla nascita. Le identità si costruiscono, si modellano, si contrattano in relazione all’ambiente circostante e alle specifiche situazioni che si hanno di fronte. Questo carattere fittizio non impedisce però, come sosteneva Fabietti (Fabietti, 1995), che esse diano luogo a dinamiche, processi e risvolti estremamente concreti, vissuti dagli individui coinvolti in tutta la loro complessità e attualità. In questo quadro ciascun soggetto emerge come un agente intenzionale, capace cioè di agire consapevolmente all’interno della società e del gruppo nel quale è inserito.

La costruzione identitaria si presenta dunque come una vera e propria strategia di sopravvivenza che i soggetti mettono in atto nel momento in cui la società – all’interno della quale si muovono individui, gruppi e istituzioni – minaccia la loro “specificità”, mediante la cancellazione o l’incorporazione delle differenze. I chicani sono stati dunque costretti a costruire all’interno di un ambiente spesso ostile un’identità che reca in sé la particolarità della propria condizione. Il loro non essere ni de aquí y ni de allá viene perfettamente espresso dallo stesso termine chicano, il quale incorpora quella duplicità culturale che li caratterizza e che non gli permette di essere semplicemente inglobati all’interno della generale categoria di Latinos o Hispanicos. Essi, infatti, non possono né vogliono rinunciare alla loro complessa identità di messicano-americani.

Quale fu il ruolo del chicanismo?

In questa ricostruzione dei processi storici e politici e, soprattutto, psicologici e culturali che hanno portato alla costruzione culturale chicana, il movimento degli anni Sessanta e Settanta ha svolto certamente un ruolo centrale. Il chicanismo fu, infatti, un movimento politico, sociale e culturale che si sviluppò negli Stati Uniti e che coinvolse milioni di immigrati messicani uniti dai medesimi ideali e decisi ad affermare la propria identità in contrapposizione a quella anglo-americana. Non si trattò di un movimento monolitico, ma piuttosto di qualcosa di eterogeneo, differente a seconda delle zone all’interno delle quali si sviluppava. Le rivendicazioni del popolo della Raza variavano, infatti, in relazione al luogo: se nel Nuovo Messico si combatteva per il possesso delle terre sottratte con il Trattato del 1848, in California si lottava invece per la conquista dei diritti civili, legati soprattutto all’accesso all’istruzione – in particolare quella universitaria – e al mondo del lavoro.

Questa varietà si farà ancora più evidente quando, a metà degli anni Settanta, tutti i vari “altri” che costituivano il movimento inizieranno a far sentire la propria voce, rivendicando il riconoscimento di nuovi diritti e nuove identità. Da un certo momento in poi le chicanas si opposero all’ideologia dominante, basata sulla superiorità del maschio, in nome del rispetto delle diversità di genere e della parità dei diritti tra uomini e donne. Questo distacco dell’ala femminile prima e, in seguito, di quella queer, mineranno inevitabilmente le basi del movimento, segnando un suo progressivo declino a partire dalla fine degli anni Settanta.

Gli Stati Uniti oggi

What does Chicana/o mean today? | KCET

Oggi gli Stati Uniti sono un paese fortemente provato dal punto di vista politico ed economico e pertanto poco incline a situazioni culturali ibride, data anche la “supremazia” bianca perfettamente incarnata da Donald Trump. È all’interno di questo contesto che il movimento tenta di sopravvivere, nonostante le divisioni interne da una parte e, dall’altra, le numerose forze che nel corso del tempo hanno tentato di inglobarlo all’interno della società dominante.

Anche se non siamo più di fronte a grandi manifestazioni o a lunghe marce di protesta, il movimento chicano sopravvive ancora oggi e lo fa radicandosi, attraverso il ricordo, nella coscienza di coloro che ne hanno preso attivamente parte.

L’identità di un gruppo per sussistere e mantenersi viva, ha necessariamente bisogno del supporto della memoria, intesa come un processo di selezione nel quale gli individui coinvolti decidono di preservare alcuni elementi – risalenti ad un passato condiviso e caricati poi di un significato simbolico – e di eliminarne degli altri, perché ritenuti irrilevanti ai fini del discorso e della rappresentazione che il gruppo vuole dare di sé stesso. Inizialmente fu proprio a partire dalla costruzione di questa memoria sociale che prenderà forma la loro duplice identità di messicano-americani. Come abbiamo visto, ciò che li caratterizza è, infatti, l’impossibilità a rinunciare ad una di queste due componenti “etniche”, tanto che la loro caratteristica peculiare è data proprio dalla fusione e compresenza di entrambe le culture.

Il fatto che il chicanismo sopravviva fondamentalmente sotto forma di consapevolezza identitaria, non impedisce però ai messicano-americani di continuare ad esercitare un’azione performativa all’interno della società statunitense. È in questo contesto che, a mio parere, è utile introdurre le nozioni di agency (Giddens, 1992) e di habitus (Bourdieu, 2003).  Entrambe, infatti, consentono di cogliere meglio quell’insieme di strategie che gli individui mettono in atto nel momento in cui si trovano a dover affrontare situazioni impreviste. Il concetto di “pratica” è in questo senso fondamentale per capire come i chicani siano riusciti a dar vita ad una nuova immagine di sé, una nuova costruzione culturale e identitaria che li caratterizza e li distingue all’interno della società dominante.

Riprendendo Bourdieu, è attraverso le pratiche che gli uomini vengono al mondo e realizzano i loro processi antropo-poietici. È ancora grazie a queste azioni che si produce, all’interno dei diversi campi della realtà sociale, un differente posizionamento dei soggetti nel mondo. L’identità va intesa dunque come una categoria della pratica (Malighetti, 2007) dal carattere fortemente processuale, discontinuo, frammentario e inventato.

Entrambe le nozioni – di agency e di habitus – permettono quindi di mostrare come la capacità di agire degli individui influenzi non soltanto la loro sfera personale, ma anche quella politica e sociale più vasta e, a loro volta, ne sono influenzati.

In altre parole, questa capacità performativa ha consentito – e consente ancora oggi – ai chicani non solo di mantenere viva la memoria del movimento, ma anche di continuare a perseguire tutti quegli ideali ed obiettivi che vanno a costituire la loro identità etnica e culturale.

Come è emerso nel corso della mia ricerca, quella chicana è una condizione derivante da una scelta precisa, motivata e consapevole, alla cui base deve necessariamente esserci una qualche forma di libertà. Non si tratta di uno “status ascritto” né di una connotazione che scaturisce automaticamente dall’essere nato e cresciuto negli Stati Uniti e di avere origini messicane.  Al contrario: “sono chicana perché ho scelto di esserlo”.

 

 

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Bibliografia

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[1] “[…] l’atto di ‘varcare la frontiera’ implica l’abbandono di uno spazio familiare per entrare nell’area del pericolo e dell’incertezza.” – Vedi Presupposti in “SOLIMA”, sito web del programma di formazione del Collegio Santa Chiara per i dottorati dell’Università di Siena “Margine, Soglia, Confine, Limite: istituzioni, pratiche e teorie” alla pagina: <http://solima.media.unisi.it/presupposti_teorici.htm>.

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